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viva la gente |
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Quattro
secoli di tratta degli schiavi, seguiti da un lungo periodo di
colonialismo, sono stati la causa, per le popolazioni di queste zone dell'Africa,
di un profondo senso di impotenza e inferiorità nei confronti dell'uomo
bianco. Anche oggi restando a contatto con la gente, benché si siano
susseguite alcune generazioni, lo si percepisce ancora, e la
maggior parte della popolazione si sottoestima quando si confronta con
l'uomo bianco: la pelle bianca da queste parti è sinonimo soprattutto di ricchezza
e ciò è in netta opposizione alla povertà dilagante.
L'opera dei pochi volontari occidentali, seguita ad un così lungo periodo di barbarie, ha probabilmente dato un ulteriore contributo a questa semiadorazione dell'uomo bianco. Calandosi nella realtà togolese è necessario mettersi in gioco volenti o nolenti: come mosche bianche in mezzo a quelle comuni, continuamente si percepisce la sensazione di essere osservati: al mercato, in strada, in bici, in taxi, facendo footing, mangiando. Ovunque si incontrano persone desiderose di salutarti, sapere da dove vieni, chi sei, cosa fai, dove vai. Abituati al nostro mondo frenetico, è impossibile non notare quando si arriva in Togo che la vita qui ha altri valori, altri ritmi che l'Occidente ha dimenticato da decenni. Comunque si arrivi in Togo, per turismo, per affari, o per volontariato é indiscutibile che l'impressione che subito si prova è quella di trovarsi in mezzo a gente pacifica, semplice, genuina, a volte ingenua, ma sempre generosa e cordiale. |
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