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Nonostante un tenore di vita migliore di altri Paesi del terzo mondo, il Togo resta un paese sottosviluppato. Le sue principali risorse, l’agricoltura, l’artigianato locale, l’esportazione di fosfato e il turismo sono le carte giuste per un rapido sviluppo anche se restano evidenti i forti impedimenti.
L’agricoltura si basa ancora su strumenti arcaici: assenza totale di macchine agricole, sistemi di irrigazione inefficienti o inesistenti, comunque affidata ai capricci di un clima sempre più bizzarro; grazie alle due stagioni di pioggia che caratterizzano il clima della fascia subtropicale era possibile fino ad oggi avere due raccolti all’anno, ora la seconda stagione non garantisce più acqua a sufficienza e il mais e gli ortaggi seccano prima di fruttificare.

Caffè e cacao vengono esportati a prezzi  irrisori. L’artigianato locale non ha un mercato adeguato.

L’esportazione alla Francia di fosfato, dopo una forte caduta del prezzo alla fine degli anni ottanta, non risolve certo i problemi economici.

Il turismo, che potrebbe essere la chiave dello sviluppo, ha subito purtroppo di alti e bassi dovuti ai disordini politici avvenuti negli anni ’90 che pur non coinvolgendo direttamente il turista, per ignoranza e paura, lo hanno portato ad allontanarsi da queste zone.

Anche i recenti disordini in corrispondenza del passaggio di potere dall’ex presidente al figlio sono stati causa nel 2005 di uno scarsissimo afflusso di turisti; speriamo che la partecipazione ai mondiali di calcio abbia restituito al Togo l’immagine del paese tropicale esotico ed ospitale che in effetti è.
 

 

Nella foto: tipica famiglia togolese costituita da padre, madre e quattro o cinque figli